18 Settembre 2026
Il Senato ha approvato la riforma del sistema elettorale che ora tornerà alla Camera per il via libero definitivo. Si tratta di una riforma che allontana ulteriormente cittadine e cittadini dalle istituzioni, senza affrontare i problemi reali del Paese.
Martedì 15 settembre l’Aula del Senato ha dato il via libera alla riforma della legge elettorale targata centrodestra, ribattezzata “Stabilicum” dalla maggioranza e “Melonellum” dalle opposizioni. Il provvedimento, che modifica il testo già approvato dalla Camera, dovrà ora tornare a Montecitorio per la terza e ultima lettura, prevista in Aula a partire dal 28 settembre.
Una decisione contestata da più parti, non solo per il merito delle norme, ma per il metodo con cui la maggioranza sta ridisegnando le regole della rappresentanza democratico.
Cosa prevede la riforma
Il nuovo sistema sostituisce il Rosatellum con un impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza, che scatta per la coalizione o la lista che superi il 42% dei voti, senza più il ballottaggio previsto nelle prime bozze. Se nessuno raggiunge questa soglia, o se Camera e Senato restituiscono un esito difforme, si torna al proporzionale puro.
Tornano anche le preferenze, ma solo in forma parziale: in ogni collegio la lista sarà composta da un capolista bloccato, scelto dai partiti, e da altri sei nomi tra cui gli elettori potranno scegliere. Il capolista, che non può ricevere preferenze, viene eletto per primo se la lista conquista almeno un seggio.
Un’altra novità riguarda l’obbligo, per liste e coalizioni, di indicare fin dal deposito dei simboli il nome del candidato o della candidata alla carica di presidente del Consiglio. Il testo richiama formalmente le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica e il divieto di vincolo di mandato per i parlamentari, ma le opposizioni denunciano che nei fatti si introduce un premierato di fatto, aggirando la via maestra della riforma costituzionale.
Una concezione proprietaria delle regole
Per la Cgil, la modifica della legge elettorale conferma un modo di procedere ormai consolidato da parte di questo governo: cambiare le regole del gioco democratico a colpi di maggioranza, senza cercare un confronto reale con le opposizioni e con il Paese. Una concezione proprietaria delle istituzioni, che tratta la Costituzione e le sue regole come terreno di conquista politica piuttosto che come patrimonio comune da tutelare e condividere.
Non è un caso che il provvedimento sia stato accompagnato, nei giorni scorsi, da proteste dei gruppi di opposizione, che hanno esposto in Aula cartelli con la scritta “No alla legge truffa”, e da un acceso dibattito sul rischio che il Paese si trovi, in caso di mancato raggiungimento della soglia del 42%, senza una maggioranza chiara in Parlamento.
Una riforma che aggrava, non risolve, la crisi di rappresentanza
Questa riforma non risponde ai bisogni reali di lavoratrici, lavoratori e pensionati. Mentre si continua a discutere di premi di maggioranza e soglie di sbarramento, restano irrisolti i problemi che pesano ogni giorno sulla vita delle persone: liste d’attesa infinite nella sanità pubblica, pensioni erose dall’inflazione, servizi territoriali sempre più fragili.
Una legge elettorale pensata per garantire stabilità di governo, se non è accompagnata da una vera partecipazione democratica e da risposte concrete ai problemi sociali, rischia solo di allargare la distanza tra le istituzioni e i cittadini, alimentando quella disaffezione verso la politica che si misura, elezione dopo elezione, nel crescente astensionismo.
L’impegno del sindacato
Per questo lo Spi Cgil, insieme a tutta la Cgil, continuerà a vigilare sull’iter parlamentare della riforma e a chiedere che le scelte sulle regole democratiche del Paese siano frutto di un confronto ampio e condiviso, e non di decisioni calate dall’alto da una sola maggioranza. La difesa della democrazia e della rappresentanza passa anche da qui: dal modo in cui si scrivono le regole con cui ci si sceglie chi ci governa.
Fonte: rielaborazione da un articolo pubblicato su collettiva.it





