22 Settembre 2026

 

Dal 21 settembre è scattato il nuovo tariffario nazionale della sanità: pensionati e famiglie della Brianza ancora più esposti ai rincari. Lo SPI CGIL chiede il rifinanziamento della sanità pubblica e più tutele contro le sanzioni improprie sui ticket.

 

Cosa cambia davvero
Con il tariffario unico nazionale entrato in vigore a fine 2024, la tariffa base di una prima visita specialistica era già salita a 25 euro in tutta Italia, dopo che in Lombardia si pagavano 22,50 euro. La revisione partita il 21 settembre 2026 aggiunge un altro euro, portando la tariffa base a 26 euro: in poco meno di due anni l’aumento complessivo sfiora i cinque euro a visita.
Non tutte le prestazioni sono coinvolte allo stesso modo: le visite di controllo restano in gran parte ferme, così come molti esami del sangue di uso comune. Ma per le prime visite e per numerosi esami diagnostici l’incremento medio delle tariffe è stimato intorno al 5,8%, e non è detto che l’aumento resti confinato ai rimborsi alle strutture: dipenderà anche dalle regole e dai tetti applicati dalla Regione Lombardia su ogni ricetta.

 

Il nodo Lombardia
In Brianza il tema non è nuovo. Negli scorsi mesi migliaia di pensionati si sono visti recapitare lettere di contestazione da parte di Regione Lombardia per presunte omissioni nel pagamento del ticket, spesso legate a errori di autocertificazione più che a reali tentativi di evasione. In molti casi la cifra richiesta è raddoppiata per effetto di una sanzione amministrativa applicata senza possibilità di ravvedimento immediato, colpendo in particolare persone anziane e famiglie in difficoltà economica che si erano semplicemente sbagliate nel dichiarare la propria situazione reddituale.
A questo si sommano liste d’attesa sempre più lunghe, che spingono un numero crescente di anziani a rivolgersi al privato pur di non aspettare mesi per un esame, trasformando di fatto la sanità pubblica in un servizio residuale per chi non può permettersi altro.

 

La posizione dello SPI CGIL
Per lo SPI CGIL la questione non è mai solo quella dei pochi euro in più su una ricetta. È il segno di un definanziamento strutturale della sanità pubblica: secondo le stime dell’Ufficio Studi della CGIL, anche con le risorse aggiuntive previste dalla prossima manovra il Fondo Sanitario Nazionale scenderà al 6,15% del PIL nel 2026, il livello più basso degli ultimi vent’anni. In un contesto simile, ogni euro in più chiesto ai cittadini attraverso i ticket finisce per pesare soprattutto su chi ha redditi bassi e fissi, a partire dalle pensionate e dai pensionati.
Per questo lo SPI CGIL della Brianza continua a chiedere:
• un adeguato rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e regionale, per non scaricare sui cittadini i costi di un sistema sottofinanziato;
• la revisione dei meccanismi di controllo sulle esenzioni, oggi troppo spesso punitivi verso chi sbaglia in buona fede;
• un impegno concreto della Regione Lombardia sulla riduzione delle liste d’attesa, vera causa della fuga verso il privato.

 

Cosa fare se si ricevono contestazioni o si hanno dubbi sull’esenzione
Chi ha ricevuto lettere di contestazione da Regione Lombardia, o ha dubbi sul proprio diritto all’esenzione, può rivolgersi agli Sportelli Sociali e agli sportelli SOS Liste d’Attesa dello SPI CGIL Brianza, presenti sul territorio, per una verifica gratuita della propria posizione.
La salute è un diritto, non un privilegio per chi può permetterselo. Lo SPI CGIL Brianza continuerà a vigilare e a mobilitarsi perché la sanità pubblica resti accessibile a tutte e a tutti.