5 gennaio 2026

Nel capitolo previdenziale la quarta legge di bilancio del governo segna un arretramento senza precedenti. La CGIL denuncia: nessuna flessibilità, nessuna equità, solo tagli e automatismi che colpiscono giovani, donne e lavori più gravosi.

 

Con la quarta legge di bilancio dell’attuale esecutivo, il capitolo previdenziale raggiunge un punto di caduta mai visto prima. In una manovra che cresce complessivamente dello zero virgola, sulle pensioni si riesce persino a peggiorare un sistema già fortemente penalizzante per lavoratrici e lavoratori. Il messaggio è chiaro: si va in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi.

Il testo approvato dal Parlamento non solo non blocca l’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita, ma rende strutturale un meccanismo che scarica i suoi effetti sui soggetti più fragili, smentendo le promesse di revisione fatte negli ultimi anni. A pagare il prezzo più alto sono giovani e donne, in un mercato del lavoro segnato da precarietà e bassi salari.

 

Fine lavoro mai

Dopo mesi di annunci su un presunto stop alla stretta pensionistica, dal 1° gennaio 2027 scatterà invece un primo aumento dei requisiti: un mese in più sia per la pensione anticipata sia per quella di vecchiaia. Dal 2028 l’incremento diventerà ancora più pesante: tre mesi in più, portando la pensione anticipata a 43 anni e 1 mese di contributi e quella di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi, tra i requisiti più alti in Europa.

E non finisce qui. Le stime della Ragioneria generale dello Stato indicano ulteriori aumenti già dal 2029 e poi nel 2031, in una spirale automatica che renderà sempre più difficile l’accesso alla pensione. Il risultato è un doppio danno: si resta più a lungo al lavoro e si percepiscono assegni più bassi, a causa del continuo peggioramento dei coefficienti di trasformazione.

 

Cancellate le poche vie di uscita

“Siamo di fronte a un impianto previdenziale ulteriormente irrigidito, senza alcuna misura di equità o flessibilità – denuncia Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della CGIL.

“Dopo aver promesso il superamento della riforma Fornero – sottolinea – questa legge di bilancio cancella anche le poche possibilità di uscita anticipata rimaste. Vengono azzerate Quota 103 e Opzione Donna, già fortemente ridimensionate negli anni. Misure che, pur con tutti i loro limiti, avevano consentito a migliaia di persone di andare in pensione prima. Oggi resta solo un sistema rigido e peggiorato”.

“I lavori non sono tutti uguali: non è uno slogan, è una realtà”, aggiunge Cigna. “Ogni aumento dei requisiti produce automaticamente pensioni più basse. Già nel 2025 il taglio dei coefficienti ha determinato, su un reddito annuo di 30 mila euro, una perdita stimata di circa 5 mila euro sull’intera durata della pensione. Con il nuovo aggiornamento previsto nel 2027 la perdita salirà di altri 7.500 euro”.

 

L’automatismo dell’attesa di vita

La legge di bilancio conferma il meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita. Dopo una sterilizzazione solo parziale nel 2027, dal 2028 il sistema tornerà pienamente operativo. Secondo le stime ufficiali, rispetto al 2026 l’aumento complessivo dei requisiti contributivi per la pensione anticipata potrà arrivare fino a 11 mesi entro il 2037, rendendo necessario superare stabilmente i 43 anni di contributi.

L’Italia resta così l’unico Paese europeo a mantenere un automatismo di questo tipo, che penalizza due volte: sull’accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno. A ciò si aggiungono i requisiti basati sugli importi soglia per chi ha contributi dopo il 1996, un meccanismo che favorisce chi ha carriere continue e salari alti e penalizza chi ha lavorato più a lungo con retribuzioni basse.

Nessun confronto, solo tagli

A rendere il quadro ancora più grave è il metodo. Scelte di tale portata vengono assunte senza un confronto reale con le parti sociali e spesso riscritte con emendamenti dell’ultima ora. L’ultimo confronto formale tra governo e sindacati sul tema previdenziale risale al settembre 2023. Da allora, nessuna risposta sui tagli subiti dai dipendenti pubblici e nessun intervento strutturale per giovani e donne.

La manovra prevede inoltre nuovi tagli ai fondi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci e degli addetti alle lavorazioni usuranti. Dal 2033 le risorse per i lavoratori precoci diminuiranno di 50 milioni di euro, che diventeranno 100 milioni dal 2034; per i lavori usuranti è prevista una riduzione strutturale di 40 milioni l’anno. Una scelta che colpisce chi ha iniziato a lavorare prima e in condizioni più faticose, spesso in contesti con minori tutele e maggiori rischi per la salute e la sicurezza.

Per la CGIL siamo di fronte a una scelta politica precisa: ridurre la spesa previdenziale allungando la permanenza al lavoro, senza considerare le conseguenze sociali. Una direzione che il sindacato giudica inaccettabile e che richiede una mobilitazione forte per riaffermare il diritto a una pensione giusta, flessibile e dignitosa.

 

Tabella -Aumento dei requisiti per la pensione anticipata e di vecchiaia legato all’attesa di vita
(Legge di Bilancio 2026 e stime Ragioneria Generale dello Stato)

Anno di decorrenza Pensione anticipata – Uomini Pensione anticipata – Donne Pensione di vecchiaia Incremento rispetto al 2026
Fino al 31/12/2026 42 anni e 10 mesi 41 anni e 1o mesi 67 anni  –
2027 42 anni e 11 mesi 41 anni e 11 mesi 67 anni e 1 mese  + 1 mese
2028 43 anni e 1 mese 42 anni e 1 mese 67 anni e 3 mesi  + 3 mesi
2029-2030 43 anni e 3 mesi 42 anni e 3 mesi 67 anni e 5 mesi  + 5 mesi
2031-2032 43 anni e 5 mesi 42 anni e 5 mesi 67 anni e 7 mesi  + 7 mesi
2033-2034 43 anni e 6 mesi 42 anni e 6 mesi 67 anni e 8 mesi  + 8 mesi
2035-2036 43 anni e 8 mesi 42 anni e 8 mesi 67 anni e 10 mesi  + 10 mesi
Dal 2037 43 anni e 9 mesi 42 anni e 9 mesi 67 anni e 11 mesi  + 11 mesi