2 Luglio 2026
La proposta della CGIL punta a riequilibrare il sistema fiscale italiano: chi possiede grandi ricchezze contribuirebbe di più al finanziamento dei servizi pubblici e del welfare, alleggerendo il peso che oggi grava soprattutto su lavoratori e pensionati.
Un sistema fiscale sempre meno equo
In Italia il peso delle imposte ricade in larga parte sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni. Secondo i dati del bilancio dello Stato, circa il 90% del gettito IRPEF proviene proprio da lavoratori e pensionati, mentre altri redditi, come quelli derivanti da rendite finanziarie e grandi patrimoni, beneficiano spesso di una tassazione più favorevole.
Per la CGIL questa situazione contrasta con il principio di progressività previsto dall’articolo 53 della Costituzione, secondo cui ciascuno deve contribuire alle spese pubbliche in base alla propria capacità contributiva.
La proposta della CGIL
Per rendere il sistema più equo, la CGIL propone di introdurre un contributo di solidarietà dell’1,2% sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro.
Non si tratta quindi di una tassa che riguarderebbe la generalità dei cittadini, né tantomeno i risparmi delle famiglie o la prima casa della grande maggioranza degli italiani. La misura interesserebbe esclusivamente le persone che dispongono di patrimoni molto elevati.
L’obiettivo è chiedere un contributo maggiore a chi possiede le maggiori ricchezze, nel rispetto del principio costituzionale della progressività fiscale.
Più risorse per welfare e servizi pubblici
Secondo la CGIL, le risorse raccolte potrebbero essere destinate a rafforzare il welfare e i servizi pubblici: sanità, assistenza, istruzione, non autosufficienza e previdenza.
Temi che riguardano da vicino anche i pensionati, che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con liste d’attesa sempre più lunghe, difficoltà di accesso alle cure e un progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale.
Una maggiore equità fiscale consentirebbe inoltre di sostenere gli investimenti pubblici senza scaricare ulteriormente il peso delle imposte su salari e pensioni.
Anche evasione e rendite devono fare la loro parte
La proposta della CGIL si inserisce in una più ampia riforma del sistema fiscale. Il sindacato chiede infatti anche un deciso contrasto all’evasione fiscale, che continua a sottrarre allo Stato decine di miliardi di euro ogni anno, e una tassazione più equilibrata delle rendite finanziarie rispetto ai redditi da lavoro.
Per il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, “a parità di reddito deve esserci parità di tassazione”: chi guadagna la stessa cifra non dovrebbe pagare imposte diverse solo perché il proprio reddito deriva dal lavoro, dalla pensione o dal patrimonio.
Una scelta di giustizia sociale
Per lo SPI CGIL il tema della giustizia fiscale è strettamente legato alla tutela delle pensioni e dei diritti sociali. Un sistema tributario più equo significa infatti poter finanziare meglio la sanità pubblica, l’assistenza alle persone anziane, la non autosufficienza e tutte quelle politiche che garantiscono coesione sociale.
L’obiettivo non è colpire il risparmio delle famiglie, ma ridurre le disuguaglianze chiedendo un maggiore contributo a chi dispone delle maggiori ricchezze, affinché il peso del finanziamento dello Stato non continui a gravare quasi esclusivamente su lavoratori e pensionati.




