19 giugno 2026

 

 

Le risorse del PNRR offrono un’occasione unica per rafforzare la sanità pubblica e di prossimità. Per garantire cure accessibili e vicine ai cittadini servono scelte coraggiose: valorizzare medici di famiglia e pediatri, integrarli nel Servizio sanitario nazionale e fare delle Case della Comunità il punto di riferimento dell’assistenza territoriale.

 

 

Un confronto che non può essere rinviato
La riforma della sanità territoriale è arrivata a un passaggio decisivo. Le ingenti risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinate alla Missione Salute rappresentano un’opportunità storica per rafforzare il Servizio sanitario nazionale e renderlo più vicino alle persone. Un’occasione che non può essere sprecata.
Il recente ritiro della bozza di riforma predisposta dal Ministero della Salute, contestata sia all’interno della maggioranza sia dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, dimostra che un cambiamento così importante non può essere imposto dall’alto. È necessario aprire una discussione pubblica e parlamentare seria, coinvolgendo tutti i soggetti interessati e partendo dai bisogni dei cittadini.

 

 

Formazione universitaria per una medicina generale più forte
Uno dei temi centrali riguarda la formazione dei medici di medicina generale. Oggi il percorso è affidato a corsi regionali che producono differenze e disomogeneità tra territori.
L’istituzione di una vera Scuola di specializzazione universitaria rappresenterebbe un passo fondamentale per garantire qualità, uniformità e pieno riconoscimento professionale alla medicina generale. Una scelta che potrebbe anche rendere più attrattiva questa professione per i giovani medici, contrastando la crescente carenza di professionisti che sta mettendo in difficoltà molti territori.

 

 

Superare i limiti del sistema delle convenzioni
Il secondo nodo riguarda il rapporto di lavoro dei medici di famiglia e dei pediatri. Il sistema basato sulle convenzioni ha svolto per decenni una funzione importante, ma oggi mostra limiti sempre più evidenti di fronte all’evoluzione dei bisogni sanitari e all’invecchiamento della popolazione.
L’inserimento dei medici e dei pediatri nella dipendenza del Servizio sanitario nazionale consentirebbe una piena integrazione tra assistenza territoriale, servizi sociosanitari e ospedali, rafforzando la capacità del sistema pubblico di prendere in carico le persone lungo tutto il percorso di cura.

 

 

Le Case della Comunità devono diventare una realtà
Le Case della Comunità finanziate dal PNRR possono rappresentare il cuore della nuova sanità territoriale. Luoghi dove medici di famiglia, pediatri, infermieri, specialisti e operatori sociali lavorano insieme per garantire risposte tempestive e coordinate ai bisogni dei cittadini.
Perché questo modello funzioni, però, non bastano le mura degli edifici. Occorrono professionisti, organizzazione e investimenti stabili. Senza personale adeguato il rischio è quello di costruire strutture che non riescono a esprimere tutte le loro potenzialità.

 

 

Una scelta necessaria per difendere il diritto alla salute
Le liste d’attesa interminabili, il sovraffollamento dei pronto soccorso e le crescenti difficoltà di accesso alle cure colpiscono soprattutto le persone più fragili, gli anziani e chi dispone di minori risorse economiche.
Per questo la riforma della medicina territoriale non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma una scelta che riguarda direttamente il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Il Parlamento deve riappropriarsi del proprio ruolo e approvare una riforma capace di rafforzare la sanità pubblica, valorizzare medici di famiglia e pediatri e costruire un sistema sanitario realmente universale, moderno e vicino ai bisogni delle persone.
È una sfida che riguarda il futuro del Servizio sanitario nazionale e la qualità della vita di milioni di cittadini.

 

 

Una firma utile
La legge di iniziativa popolare predisposta dalla Cgil, per la quale anche lo Spi Brianza è impegnato nella campagna di raccolta firme (qui si può firmare on line) vuole proprio raggiungere lo scopo di rimettere al centro la sanità pubblica nell’interesse di tutte le persone, soprattutto di quelle più fragili che non possono permettersi di curarsi nelle strutture private.