29 Agosto 2026
Dall’accordo Italia-Albania sui migranti ai femminicidi, dalle pensioni dei giovani al caro carburanti e agli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Una settimana che ripropone una domanda decisiva: chi paga il prezzo delle crisi e delle scelte politiche? E la morte di Ratko Mladić ci riporta alla memoria una strage dimenticata.
Anche l’ultima settimana di agosto ci consegna notizie apparentemente lontane tra loro, ma unite da un filo preciso. Migranti, violenza sulle donne, pensioni, caro carburanti ed extraprofitti chiamano in causa il ruolo della politica e la sua capacità di tutelare chi è più debole.
E poi c’è la morte di Ratko Mladić, che riporta alla memoria una delle pagine più terribili dell’Europa contemporanea e ci ricorda fin dove possono condurre nazionalismo, odio etnico e disumanizzazione dell’altro.
22 agosto – Migranti, il costo umano dell’accordo con l’Albania
Una ricerca di Amnesty International ha denunciato le conseguenze dell’accordo Italia-Albania sui migranti. Secondo l’organizzazione, oltre 500 persone sono state trasferite forzatamente in Albania negli ultimi 15 mesi. Nei centri sono stati registrati episodi critici, compresi tentativi di suicidio e atti di autolesionismo. Il governo italiano ha previsto per l’attuazione dell’accordo oltre 670 milioni di euro fino al 2028.
Al di là delle valutazioni politiche sull’immigrazione, c’è un limite che una democrazia non dovrebbe mai oltrepassare: la dignità e i diritti fondamentali delle persone.
Esternalizzare il problema non significa risolverlo. L’immigrazione richiede politiche europee comuni, ingressi regolari, cooperazione internazionale e procedure di accoglienza rispettose dei diritti.
23 agosto – Cinque femminicidi in venti giorni: denunciare non basta
Cinque donne uccise in meno di venti giorni di agosto. In alcuni casi situazioni di pericolo erano già conosciute attraverso denunce, segnalazioni o comportamenti persecutori. Eppure gli strumenti disponibili non sono riusciti a proteggerle.
Ogni femminicidio provoca indignazione. Ma l’indignazione, da sola, non basta.
Servono prevenzione, educazione, centri antiviolenza adeguatamente finanziati, formazione di chi deve valutare il rischio e soprattutto una cultura capace di contrastare alla radice l’idea del possesso e della sopraffazione.
La libertà delle donne è una questione di democrazia.
24 agosto – Carburanti, lo sconto continua ma il pieno resta carissimo
Di fronte alla nuova impennata dei carburanti, il governo interviene inizialmente prorogando per appena due giorni, fino al 26 agosto, il taglio delle accise sul gasolio. Successivamente il Consiglio dei ministri estende la misura fino al 5 settembre: 14 centesimi in meno sull’accisa, che diventano circa 17 centesimi al litro considerando anche l’Iva.
Un intervento che evita un ulteriore aumento immediato del diesel, ma del tutto insufficiente rispetto alle dimensioni del problema.
Il 24 agosto il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale era di circa 2,01 euro al litro per la benzina e 2,13 euro per il gasolio. In autostrada si saliva ulteriormente, con il diesel oltre i 2,20 euro. E la benzina, va ricordato, rimane esclusa dallo sconto deciso dal governo.
La proroga tenta di offrire un piccolo sollievo, ma non riporta i carburanti a prezzi sostenibili. Anche con lo sconto, diesel e benzina restano attorno o ben oltre la soglia dei due euro al litro.
Per pensionati, lavoratori e famiglie il problema non riguarda soltanto il costo del pieno. Il caro carburanti si trasferisce sui trasporti e sulla distribuzione delle merci e rischia quindi di arrivare fino agli scaffali dei supermercati, alimentando ulteriormente il carovita.
È questo il limite delle misure adottate finora: si interviene temporaneamente sul prezzo finale senza affrontare in modo strutturale le cause degli aumenti e, soprattutto, senza rispondere a una domanda fondamentale: chi deve pagare il costo della crisi?
25 agosto – La pensione dalla nascita? Prima vengono lavoro e salari
Inps e Covip propongono una sorta di “salvadanaio previdenziale” intestato a ogni bambino fin dalla nascita, alimentato inizialmente da un contributo pubblico e successivamente dai versamenti volontari della famiglia.
CGIL e SPI riconoscono l’utilità di diffondere una maggiore cultura previdenziale, ma mettono in guardia dal rischio di indicare una falsa soluzione.
Il problema delle future pensioni dei giovani è innanzitutto il lavoro. Carriere discontinue, precarietà e bassi salari oggi significano pensioni povere domani.
C’è poi una questione di uguaglianza: non tutte le famiglie possono permettersi di mettere da parte denaro per decenni. Il rischio è che chi nasce in una famiglia con maggiori possibilità economiche possa costruirsi una protezione previdenziale migliore di chi già oggi fatica ad arrivare alla fine del mese.
Il futuro previdenziale non può dipendere dalla ricchezza della famiglia nella quale si nasce. Servono lavoro stabile, salari dignitosi, continuità contributiva e una previdenza pubblica forte e solidale.
26 agosto – Carburanti alle stelle, ma qualcuno guadagna
Il caro carburanti porta inevitabilmente a un’altra questione: mentre automobilisti e famiglie pagano prezzi superiori ai due euro al litro, cosa accade ai bilanci delle grandi compagnie energetiche?
È qui che entrano in gioco gli extraprofitti: guadagni eccezionali prodotti da condizioni straordinarie, come guerre e crisi internazionali, che fanno aumentare rapidamente il prezzo dell’energia.
Si crea così un evidente paradosso. Da una parte lo Stato utilizza risorse pubbliche per ridurre temporaneamente le accise e alleggerire di pochi centesimi il prezzo alla pompa. Dall’altra le condizioni che determinano quegli aumenti possono generare profitti straordinari per le compagnie petrolifere.
La domanda diventa quindi inevitabile: se una crisi impoverisce milioni di persone e contemporaneamente arricchisce alcuni grandi operatori economici, è giusto che siano soltanto i cittadini e lo Stato a sostenerne il costo?
27 agosto – Extraprofitti, chi guadagna dalla crisi e chi paga il conto
I numeri rendono ancora più evidente il problema. Secondo le stime di Transport & Environment riportate da Collettiva, otto grandi compagnie petrolifere avrebbero realizzato nel mercato europeo 7,5 miliardi di euro di extraprofitti nel primo semestre del 2026.
È giusto che una parte di questi guadagni straordinari venga utilizzata per sostenere chi subisce gli aumenti?
La questione riguarda direttamente anche pensionati e lavoratori. Un pensionato con un assegno modesto o un lavoratore costretto a utilizzare ogni giorno l’automobile non ha gli stessi strumenti di una grande società energetica per assorbire uno shock dei prezzi.
Per questo torna d’attualità la proposta di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, destinando le risorse raccolte a interventi contro il caro energia e a sostegno delle famiglie.
Non significa essere contro le imprese o contro il profitto. Significa affermare un principio di solidarietà e di equità nella distribuzione dei costi delle crisi.
Perché non può accadere che, mentre le famiglie pagano benzina e diesel oltre i due euro e lo Stato interviene sulle accise utilizzando risorse pubbliche, chi beneficia di guadagni eccezionali rimanga sostanzialmente al riparo.
Non è accettabile privatizzare i guadagni e socializzare le perdite.
28 agosto – Mladić è morto, la memoria di Srebrenica deve vivere
Il 27 agosto è morto Ratko Mladić, ex comandante militare dei serbo-bosniaci, condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Tra le sue responsabilità c’è il genocidio di Srebrenica del luglio 1995, nel quale furono assassinati più di ottomila uomini e ragazzi bosniaci musulmani.
La sua morte riporta alla memoria una delle pagine più buie dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.
Ma la morte del responsabile non chiude la storia. Rimane il dovere di conservare la memoria delle vittime, difendere la verità storica e contrastare ogni tentativo di negazione o rimozione.
È un messaggio che riguarda anche il presente.
Srebrenica ci insegna dove possono condurre il nazionalismo esasperato, la costruzione del nemico, l’odio etnico e religioso, la propaganda e l’indifferenza della comunità internazionale.
Ricordare non significa guardare soltanto al passato. Significa riconoscere per tempo i pericoli quando tornano a manifestarsi nel presente.
Chi deve pagare il prezzo delle crisi?
Mettendo insieme le notizie di questi sette giorni emerge una domanda che attraversa quasi tutti i temi della settimana.
Chi deve essere protetto e chi deve pagare?
Le persone migranti o soltanto le frontiere? Le donne che denunciano o un sistema che interviene quando ormai è troppo tardi? I giovani che rischiano pensioni povere o la capacità economica delle loro famiglie? I cittadini che pagano benzina, gasolio e bollette o gli extraprofitti prodotti dalle crisi?
Sono questioni diverse, ma parlano tutte di diritti, uguaglianza e giustizia sociale.
La vicenda dei carburanti lo rende particolarmente evidente. Le famiglie pagano prezzi superiori ai due euro al litro, lo Stato interviene riducendo temporaneamente le accise e quindi rinunciando a entrate pubbliche, mentre le grandi compagnie possono beneficiare di profitti eccezionali. Non basta allora chiedersi come abbassare di qualche centesimo il prezzo alla pompa: bisogna anche decidere come distribuire in modo più equo il costo della crisi.
E la memoria di Srebrenica aggiunge qualcosa di ancora più importante: ci ricorda che diritti e democrazia non sono acquisiti una volta per tutte. Devono essere difesi ogni giorno.
Per lo SPI e per il movimento sindacale significa continuare a stare dalla parte di chi rischia di rimanere indietro: pensionati, lavoratori, giovani, donne, famiglie e persone più fragili.
Perché una società si misura anche da questo: da come distribuisce i costi delle crisi e da come protegge i diritti di chi ha meno forza per difendersi da solo.
A cura della redazione SPI CGIL Brianza




