15 Agosto 2026
Migrazioni, denatalità, informazione, lavoro e sicurezza: le notizie della settimana di Ferragosto raccontano un Paese attraversato da tensioni e problemi profondi. Dietro fatti apparentemente lontani emerge una stessa domanda: quale società vogliamo costruire e quali diritti siamo disposti a difendere?
Ci sono settimane nelle quali le notizie sembrano rincorrersi senza un legame preciso. E ce ne sono altre nelle quali, guardandole insieme, appare un filo che le unisce. Quella dall’8 al 14 agosto è una di queste. Dalla memoria di Marcinelle allo scontro europeo sui migranti, dalla crisi demografica alla libertà d’informazione, fino all’ennesima tragedia sul lavoro, torna una questione fondamentale: la qualità della nostra democrazia e la capacità delle istituzioni di mettere al centro le persone.
Marcinelle, una memoria che parla al presente
Sabato 8 agosto sono trascorsi settant’anni dalla tragedia di Marcinelle. Nella miniera di Bois du Cazier morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Uomini emigrati dal nostro Paese alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore.
Una pagina dolorosa della nostra storia che dovrebbe unire nel ricordo. Quest’anno, invece, anche la commemorazione è diventata terreno di polemica politica, dopo la contestazione di alcuni sindacalisti belgi alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa e il successivo intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Maurizio Landini ha reagito duramente alle accuse false rivolte al nostro sindacato, rivendicando il ruolo della CGIL nella difesa della memoria dei lavoratori e degli emigrati.
Marcinelle ricorda a tutti noi e a chi ci governa soprattutto una cosa: per decenni siamo stati noi italiani a partire, attraversare frontiere, accettare lavori durissimi e spesso pericolosi. Una memoria che dovrebbe aiutarci anche a guardare con maggiore consapevolezza alle migrazioni di oggi.
Migranti, un’Europa che continua a dividersi
Proprio sul tema delle migrazioni si è aperto in questi giorni un nuovo fronte diplomatico. La Germania ha annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia di richiedenti asilo entrati nell’Unione europea attraverso il nostro Paese. Roma ha contestato la decisione e ne è nato un confronto che ha assunto rapidamente una dimensione politica.
Ancora una volta emerge l’incapacità dell’Europa di costruire una politica comune sull’immigrazione fondata contemporaneamente su responsabilità condivise, solidarietà tra gli Stati e rispetto della dignità delle persone.
Non si governa un fenomeno epocale semplicemente spostando uomini, donne e bambini da una frontiera all’altra come fossero merci di scambio. Servono politiche europee comuni, canali di ingresso regolari, integrazione e cooperazione internazionale. E serve ricordare che dietro ogni numero ci sono persone.
Meno giovani, più fragile il nostro welfare
Il tema della crisi demografica è tornato al centro dell’attenzione. Le nascite continuano a diminuire e l’Italia diventa un Paese sempre più anziano.
È un problema che riguarda direttamente anche noi pensionati. Sarebbe infatti un errore contrapporre giovani e anziani. Senza giovani che possano studiare, trovare un lavoro stabile e costruirsi una famiglia, diventano più fragili anche il sistema previdenziale, la sanità pubblica e i servizi sociali.
La risposta alla denatalità non può ridursi a qualche bonus. Occorrono lavoro stabile, salari dignitosi, servizi per l’infanzia, politiche abitative e strumenti che permettano alle donne di non dover scegliere tra maternità e occupazione. Difendere il futuro dei giovani significa anche garantire il futuro delle pensioni e del welfare.
Il caso Ranucci e il valore dell’informazione libera
La vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci e l’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista ha assunto durante la settimana una crescente rilevanza politica. Gli sviluppi giudiziari devono naturalmente essere lasciati al lavoro della magistratura, senza anticipare conclusioni o trasformare un’indagine in un processo mediatico.
Ma esiste una questione più generale che non può essere ignorata.
Una democrazia vive anche della libertà dei giornalisti di indagare, fare domande scomode e controllare chi esercita il potere. Questo vale per ogni governo e per ogni parte politica.
Il giornalismo d’inchiesta può essere discusso, criticato e, quando sbaglia, deve risponderne. Ma altra cosa è utilizzare una vicenda giudiziaria per delegittimare l’informazione o mettere in discussione l’autonomia di chi lavora nel servizio pubblico.
La libertà di stampa non appartiene ai giornalisti: appartiene ai cittadini, perché senza un’informazione libera e pluralista diventa più difficile conoscere, scegliere e partecipare consapevolmente alla vita democratica.
Per questo il caso Ranucci va ben oltre il destino professionale di un singolo conduttore televisivo. Riguarda il ruolo della Rai, l’autonomia del servizio pubblico e, più in generale, il rapporto tra politica e informazione.
Quando il lavoro continua a uccidere
Arriviamo alla vigilia di Ferragosto con un’altra tragedia. A San Vito Lo Capo un lavoratore e un soccorritore del 118 hanno perso la vita a causa delle esalazioni in un depuratore.
Cambiano i luoghi, cambiano le dinamiche, ma troppo spesso il risultato è lo stesso: qualcuno esce di casa per lavorare e non torna più.
Non possiamo abituarci ai morti sul lavoro. Non possiamo considerarli una conseguenza inevitabile della produzione o una fatalità. Servono prevenzione, formazione, controlli, investimenti e responsabilità precise.
La sicurezza non può essere subordinata alla velocità, ai costi o al profitto.
Diritti e democrazia non vanno in vacanza
Marcinelle, i migranti contesi tra Italia e Germania, la crisi demografica, il caso Ranucci e le morti sul lavoro possono apparire questioni molto diverse. In realtà parlano tutte della stessa cosa: del valore delle persone e dei loro diritti.
Il diritto a lavorare senza morire. Il diritto di emigrare senza perdere dignità. Il diritto dei giovani a immaginare un futuro. Il diritto degli anziani a una pensione dignitosa e a una sanità pubblica che funzioni. Il diritto dei cittadini a essere informati liberamente.
Sono questi i temi sui quali dovrebbe misurarsi la politica.
Ferragosto è per molti una giornata di riposo, di incontri, di famiglia e di amicizia. Ma anche mentre il Paese rallenta ci sono persone che continuano a lavorare: negli ospedali, nei servizi di assistenza, nei trasporti, nella sicurezza, nel commercio, nel turismo e in tanti altri settori. A loro va un pensiero particolare, insieme a chi trascorrerà questa giornata da solo, a chi è malato, a chi vive una situazione di difficoltà e a chi, anche in questi giorni, continua a impegnarsi per gli altri.
A tutte le pensionate e i pensionati, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle volontarie e ai volontari dello SPI, alle loro famiglie e a tutta la comunità brianzola, auguriamo un buon Ferragosto.
Un Ferragosto di serenità e di riposo, senza dimenticare che solidarietà, giustizia sociale, libertà e diritti sono valori che ci accompagnano ogni giorno dell’anno.
Perché i diritti e la democrazia non vanno in vacanza.
Buon Ferragosto a tutte e a tutti!
A cura della redazione SPI CGIL Brianza




