10 Settembre 2026
Bollette, scuola, Tari, salute e carburanti: secondo Federconsumatori, tra settembre e novembre le famiglie dovranno affrontare spese per quasi 3.000 euro, il 7,2% in più rispetto allo scorso anno. Un conto sempre più pesante per pensionati e redditi fissi.
Il rientro dalle vacanze si annuncia particolarmente difficile per i bilanci delle famiglie. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la “stangata d’autunno” raggiungerà nel 2026 i 2.959 euro per famiglia, quasi 200 euro in più rispetto ai 2.760 del 2025.
A pesare maggiormente sono le bollette di acqua, luce, gas e telefonia, che complessivamente salgono a 1.280 euro, con un incremento del 14,3%. Federconsumatori stima aumenti ancora più consistenti per energia elettrica (+16,4%) e gas (+18,8%).
A queste spese si aggiungono quelle per la scuola, che superano i mille euro, la seconda rata della Tari, le visite e gli accertamenti sanitari e le attività sportive. Per chi vive in condominio anche il riscaldamento diventa più caro: la prima rata viene stimata in circa 463 euro, il 15,7% in più. Ancora peggio per chi utilizza il pellet, con rincari superiori al 32%.
Preoccupa anche la corsa dei carburanti: Federconsumatori calcola un aumento del 22,8%, mentre la spesa alimentare continua a crescere dell’1,9%. Percentuali che si sommano agli aumenti accumulati negli ultimi anni e che costringono molte famiglie a ridurre acquisti e consumi.
Il problema è particolarmente grave per pensionati e lavoratori a reddito fisso, che hanno visto progressivamente ridursi il proprio potere d’acquisto. Quando aumentano contemporaneamente energia, alimentari, trasporti, casa e servizi essenziali, per chi dispone di un reddito basso o medio diventa sempre più difficile far quadrare i conti.
Per Federconsumatori servono interventi urgenti: ridurre le accise sui carburanti, alleggerire l’Iva sui beni essenziali, rafforzare ed estendere il bonus energia, contrastare la povertà energetica e alimentare e intensificare controlli e sanzioni contro le speculazioni.
Ma serve soprattutto una politica fiscale più equa, capace di sostenere pensioni, salari e redditi medio-bassi e di chiedere un contributo maggiore a chi dispone di più risorse e alle imprese che hanno realizzato extraprofitti.
Non bastano misure temporanee o bonus una tantum. Di fronte a un costo della vita che continua a erodere pensioni e salari, occorrono interventi strutturali per difendere il potere d’acquisto e impedire che a pagare il prezzo più alto siano, ancora una volta, le fasce più deboli della popolazione.





