22 Gennaio 2026
Secondo le nuove norme le aziende potranno esternalizzare fino al 60% degli obblighi di assunzione,
eliminati anche i controlli di tutela sui posti di lavoro.
Il 2026 si apre con segnali allarmanti per i diritti delle persone con disabilità, in particolare sul fronte del lavoro. Accanto a una legge sui caregiver che delude le aspettative, arriva una modifica normativa che, pur inserita in un decreto sulla sicurezza, rischia di rendere ancora più difficile l’inserimento lavorativo nelle aziende “ordinarie”.
La nuova legge e la modifica della 68/99
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 198/2025, “Misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile”, viene modificata la legge 68/99 sul collocamento mirato. Il nuovo articolo 14 bis amplia in modo significativo la possibilità per le aziende di adempiere agli obblighi di assunzione tramite convenzioni con soggetti terzi, invece di assumere direttamente.
Dall’adempimento alla “esternalizzazione” delle assunzioni
In precedenza, le aziende con più di 50 dipendenti potevano coprire attraverso convenzioni solo il 10% della quota obbligatoria di lavoratori e lavoratrici con disabilità. La nuova norma innalza questa percentuale fino al 60% e allarga notevolmente i soggetti con cui stipulare convenzioni, includendo anche datori di lavoro privati non soggetti all’obbligo di assunzione. Una scelta che rischia di svuotare il senso stesso dell’inclusione lavorativa.
Scompare una garanzia di tutela
A peggiorare il quadro, scompare un’importante garanzia prevista dalla normativa precedente: l’obbligo per i servizi di collocamento di consultare il Comitato tecnico per verificare che mansioni e ambienti di lavoro fossero adeguati alle condizioni della persona con disabilità. Un presidio di tutela che viene eliminato proprio in una legge che dichiara di voler rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un ritorno alla segregazione occupazionale?
La legge 68/99 mirava anche a superare una lunga storia di segregazione, alimentata da barriere materiali e stereotipi culturali. Le modifiche attuali vanno invece nella direzione opposta, offrendo alle aziende uno strumento per “esternalizzare” la presenza delle persone con disabilità, fino al loro distacco presso altri soggetti, senza una reale integrazione nei luoghi di lavoro.
Quando i diritti diventano un “vincolo” da rimuovere
Il lavoro resta un elemento fondamentale per l’autonomia, l’inclusione e la partecipazione sociale, soprattutto per chi è più esposto al rischio di esclusione. Indebolire questo diritto significa aumentare la marginalità. Il provvedimento appare coerente con l’impostazione culturale della destra al governo, orientata a ridurre i vincoli per le imprese. Ma quando i vincoli da rimuovere sono i diritti, il costo sociale è altissimo.





