1 Settembre 2026

 

Le temperature estreme dei mesi estivi hanno mostrato ancora una volta quanto il caldo colpisca soprattutto anziani, malati cronici e famiglie in difficoltà. Ora che l’emergenza stagionale si allontana, non bisogna dimenticare ciò che è accaduto: servono politiche strutturali contro la povertà energetica e per rafforzare assistenza e servizi territoriali.

 

L’estate volge al termine e con il ritorno alla normalità rischiano di scomparire dall’attenzione anche le difficoltà che le temperature estreme hanno provocato nei mesi più caldi.
Eppure proprio questa estate ci ha lasciato una lezione importante: il caldo non colpisce tutti allo stesso modo.
Le ondate di calore hanno amplificato disuguaglianze già esistenti, mostrando quanto reddito, condizioni abitative, salute e presenza di una rete familiare possano determinare la capacità di affrontare temperature sempre più elevate.
Ora che l’emergenza si attenua è il momento di interrogarsi su cosa fare perché, alla prossima estate, non ci si ritrovi ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi.

 

Il caldo ha mostrato il volto della povertà
Chi vive in un’abitazione adeguatamente isolata e può utilizzare un impianto di climatizzazione dispone di strumenti importanti per proteggersi dalle temperature elevate.
Molto diversa è stata la situazione di chi vive in immobili degradati o scarsamente isolati, nelle strutture di accoglienza o, ancora peggio, non ha una casa.
Ma il problema riguarda anche tante famiglie che, pur avendo un’abitazione, devono fare i conti con il costo dell’energia.
Utilizzare per molte ore ventilatori o condizionatori significa aumentare i consumi e le bollette. Per chi dispone di un reddito basso, anche proteggersi dal caldo può diventare così una scelta economicamente difficile.
Alla povertà energetica invernale, legata alla difficoltà di riscaldare adeguatamente la casa, si aggiunge ormai una vera e propria povertà energetica estiva.

 

Anziani e malati cronici hanno pagato il prezzo più alto
Le temperature estreme hanno rappresentato un rischio soprattutto per anziani, persone non autosufficienti e malati cronici.
Il caldo può aggravare patologie già esistenti, ma a rendere più difficile la situazione è anche l’isolamento sociale.
Durante l’estate le città si svuotano, le reti di vicinato si indeboliscono e molte attività rallentano. Per una persona anziana che vive sola significa avere meno occasioni di incontro e meno persone in grado di accorgersi rapidamente di una situazione di difficoltà.
L’esperienza dei mesi appena trascorsi conferma quindi quanto sia importante costruire reti di prossimità capaci di funzionare anche nei periodi nei quali le città rallentano.

 

Servizi e caregiver, un problema che non riguarda solo l’estate
L’estate ha messo in evidenza anche un’altra contraddizione: proprio quando aumentano i bisogni delle persone più fragili, alcuni servizi sociali, assistenziali e territoriali possono funzionare con attività o personale ridotti.
A colmare i vuoti sono spesso le famiglie.
Per chi assiste una persona anziana, non autosufficiente o con disabilità, i mesi estivi possono trasformarsi in un periodo ancora più impegnativo. Per molti caregiver familiari le ferie semplicemente non esistono.
Ma sarebbe un errore archiviare il problema con la fine dell’estate. La necessità di assistenza, sostegno e sollievo per chi si prende cura quotidianamente di una persona fragile continua per dodici mesi all’anno.
Per questo servono servizi domiciliari e territoriali più forti e una reale continuità dell’assistenza.

 

Le emergenze non possono essere affrontate ogni anno da capo
Durante le ondate di calore molte realtà locali hanno messo in campo iniziative importanti: numeri telefonici dedicati, distribuzione di acqua e pasti, controlli sulle persone sole, spazi climatizzati e interventi domiciliari.
Volontariato, associazioni, Comuni e servizi territoriali svolgono un ruolo prezioso e spesso riescono a intercettare situazioni che altrimenti rimarrebbero invisibili.
Ma le buone pratiche locali non possono sostituire una politica pubblica strutturale.
Il cambiamento climatico rende le temperature estreme e le ondate di calore un fenomeno con il quale dovremo confrontarci sempre più spesso. Non possiamo quindi attendere la prossima estate per riscoprire gli stessi problemi.

 

Preparare oggi la prossima estate
È proprio adesso, quando l’emergenza si allontana, che dovrebbe iniziare il lavoro per il futuro.
Serve un piano capace di mettere insieme contrasto alla povertà energetica, riqualificazione delle abitazioni, rafforzamento dell’assistenza domiciliare, continuità dei servizi sociali e sanitari e riprogettazione degli spazi urbani, aumentando il verde e le zone d’ombra e contrastando le isole di calore.
Una particolare attenzione deve essere riservata agli anziani soli, alle persone non autosufficienti, ai malati cronici e alle famiglie con redditi più bassi.
Perché quanto accaduto questa estate ci consegna soprattutto una questione di giustizia sociale.
La possibilità di proteggersi dal caldo non può dipendere dal reddito, dalla qualità della casa nella quale si vive o dalla presenza di una famiglia in grado di garantire assistenza.
L’estate è finita, ma i problemi che ha portato alla luce restano. È questo il momento di affrontarli, prima che la prossima ondata di calore ci trovi ancora una volta impreparati.