25 Giugno 2026

 

 

I numeri presentati dall’INPS certificano una realtà che lo SPI CGIL denuncia da tempo: le pensioni diventano sempre più basse, cresce l’età di pensionamento e si allargano le disuguaglianze, soprattutto a danno delle donne. Serve una vera riforma della previdenza che rimetta al centro il diritto a una pensione dignitosa.

 

 

Il Rendiconto Sociale 2025 dell’INPS fotografa gli effetti delle scelte compiute negli ultimi anni sul sistema previdenziale. Una fotografia che smentisce la narrazione di un sistema più equo e moderno e boccia il Governo Meloni.
Nel 2025 sono state liquidate 834.658 pensioni, quasi 30 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 40 mila in meno rispetto al 2022. Anche il numero complessivo dei pensionati continua a diminuire. Non è il segnale di un Paese che ha meno bisogno di pensioni, ma la conseguenza di regole sempre più rigide che rendono l’accesso al pensionamento più difficile.

 

 

Si lavora più a lungo per avere pensioni più basse
Il dato forse più preoccupante riguarda il valore delle nuove pensioni.
L’INPS certifica che gli assegni liquidati oggi sono inferiori a quelli già in pagamento. Per le pensioni di anzianità degli uomini la differenza arriva a 148 euro al mese, segnale di un progressivo impoverimento delle future pensioni. Una tendenza destinata ad aggravarsi con il pieno passaggio al sistema contributivo.
Contemporaneamente aumenta anche l’età media di pensionamento: le donne arrivano a 65,4 anni, gli uomini a 64,1 anni. In altre parole, si resta al lavoro più a lungo ma si percepiscono pensioni mediamente più basse.

 

 

Le donne continuano a pagare il prezzo più alto
Tra i dati più allarmanti emerge ancora una volta il divario di genere.
Le pensioni di vecchiaia delle donne risultano mediamente inferiori del 45% rispetto a quelle degli uomini. È la conseguenza di anni di lavoro precario, part-time involontario, salari più bassi e dell’enorme carico di cura che continua a ricadere quasi esclusivamente sulle donne.
Ancora più evidente è il crollo di Opzione Donna, ridotta da oltre 26 mila pensionamenti nel 2022 a meno di 4 mila nel 2025 dopo il drastico restringimento dei requisiti. Una misura ormai svuotata della sua funzione sociale.

 

 

Crescono i bisogni, ma il welfare resta insufficiente
Mentre aumentano gli anziani e le persone non autosufficienti, il Rendiconto registra oltre 2,4 milioni di indennità di accompagnamento e più di un milione di prestazioni di invalidità civile.
Rimangono però ancora troppo lunghi i tempi per le visite di invalidità, con un’attesa media di 125 giorni, mentre il personale dell’INPS continua a diminuire. Meno lavoratori pubblici significa inevitabilmente maggiori difficoltà nel garantire servizi efficienti ai cittadini.

 

 

Per lo SPI CGIL è il momento di cambiare rotta
Il Rendiconto Sociale non racconta soltanto dei numeri. Racconta un Paese in cui diventa sempre più difficile andare in pensione e in cui chi lascia il lavoro rischia di ricevere assegni insufficienti a garantire una vita dignitosa.
Per lo SPI CGIL è necessario invertire questa tendenza con una riforma che introduca maggiore flessibilità in uscita, riconosca il valore del lavoro di cura, tuteli le donne, i giovani e chi ha avuto carriere discontinue e garantisca pensioni adeguate al costo della vita.
Difendere il sistema previdenziale pubblico significa difendere uno dei pilastri della coesione sociale. I dati dell’INPS confermano che non c’è più tempo da perdere.