25 Giugno 2026

 

 

Le Case della Comunità possono diventare il punto di riferimento della sanità territoriale e del welfare di prossimità. Ma perché ciò accada servono risorse, personale, integrazione tra servizi sociali e sanitari e un forte impegno delle Regioni. Per lo SPI CGIL Brianza rappresentano una priorità per garantire diritti e vicinanza ai cittadini.

 

 

Un nuovo modello di accesso al welfare
Garantire un accesso semplice ed efficace ai servizi sociali e sociosanitari è una delle condizioni essenziali per ridurre le disuguaglianze e rendere realmente esigibili i diritti delle persone. È questo il principio che ispira i più recenti Piani nazionali per gli interventi sociali e per la non autosufficienza, che puntano a superare una visione puramente assistenziale del welfare.
L’obiettivo è costruire un sistema in cui il cittadino non sia più un utente passivo, ma il protagonista del proprio percorso di cura, inclusione e autonomia. Per questo non bastano più semplici sportelli amministrativi: occorre una rete territoriale capace di orientare, accompagnare e prendere in carico le persone.

 

 

Le porte di ingresso ai servizi
Il primo livello di accesso è rappresentato dal Segretariato Sociale Professionale dei Comuni, che svolge attività di informazione, orientamento e accompagnamento verso i servizi più adeguati.
Accanto a questo opera il Punto Unico di Accesso (PUA), uno degli strumenti più innovativi introdotti negli ultimi anni. Il PUA nasce per integrare servizi sociali e sanitari, superando la frammentazione tra Comuni e Aziende sanitarie e garantendo una presa in carico unitaria delle persone, soprattutto anziani, persone con disabilità e cittadini in condizioni di fragilità.
Completano la rete il Pronto Intervento Sociale, che assicura risposte immediate alle emergenze sociali, e i Centri Servizi per il Contrasto alla Povertà, destinati alle situazioni di grave marginalità.

 

 

Il ruolo centrale delle Case della Comunità
La vera novità del PNRR è rappresentata dalle Case della Comunità, finanziate attraverso la Missione 6 come infrastruttura della nuova sanità territoriale.
Qui dovrebbe trovare sede il Punto Unico di Accesso, insieme ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di offrire ai cittadini un unico luogo in cui ricevere orientamento, assistenza e presa in carico.
Le Case della Comunità dovrebbero integrare medicina di base, specialistica, servizi sociali e risorse del territorio, coinvolgendo medici di medicina generale, infermieri di famiglia, assistenti sociali, operatori sociosanitari e personale amministrativo. Dovrebbero inoltre diventare luoghi aperti alla partecipazione delle associazioni, dei caregiver e delle comunità locali.

 

 

La sfida del dopo PNRR
La realizzazione degli edifici è soltanto il primo passo. La vera sfida sarà renderli pienamente operativi anche dopo la conclusione del PNRR.
Per costruire un sistema realmente unitario sarà necessario ridurre la frammentazione dei servizi, rafforzare il lavoro in rete e semplificare i percorsi dei cittadini. Serviranno soprattutto personale qualificato, risorse economiche stabili e una forte integrazione tra sociale e sanitario.
In questa fase le Regioni avranno una responsabilità decisiva: dovranno garantire continuità agli investimenti e sostenere lo sviluppo delle Case della Comunità affinché non restino strutture vuote, ma diventino il vero cuore della sanità territoriale.

 

 

L’impegno dello SPI CGIL Brianza
Per lo SPI CGIL Brianza il rafforzamento delle Case della Comunità è una scelta strategica per costruire una sanità pubblica più vicina alle persone.
Le Case della Comunità devono diventare luoghi realmente accessibili, competenti e capaci di intercettare i bisogni, soprattutto quelli legati alla solitudine, alla non autosufficienza e alle nuove fragilità sociali.
Solo investendo nella sanità territoriale e nell’integrazione tra servizi sarà possibile garantire il diritto alla salute e al welfare di prossimità, mettendo davvero al centro le persone e non la burocrazia.