30 Luglio 2026
I dati diffusi dall’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento fotografano un divario di genere che, anziché ridursi, si allarga ulteriormente. Le pensioni liquidate alle donne nel primo semestre 2026 hanno un importo medio di 1.048 euro mensili, contro i 1.506 euro degli uomini: una differenza del 30,41%.
Il confronto con l’anno precedente è impietoso. Nel 2025 il divario si fermava al 26,2%, con le pensioni femminili a 1.047 euro medi mensili e quelle maschili a 1.419 euro. In pratica, mentre gli assegni degli uomini sono cresciuti di quasi 90 euro in un anno, quelli delle donne sono rimasti sostanzialmente fermi.
Le cause di un divario strutturale
Il gap non nasce dal nulla: riflette carriere lavorative diverse tra uomini e donne. Gli uomini possono contare in media su percorsi contributivi più lunghi e su retribuzioni più elevate, mentre molte donne arrivano alla pensione con contribuzioni parziali o, in alcuni casi, senza aver mai versato contributi propri, beneficiando quindi solo della pensione ai superstiti.
Proprio sulle pensioni ai superstiti si registra l’unico dato in controtendenza: le donne beneficiarie sono 87.111 contro 19.816 uomini, con un importo medio di 1.042 euro rispetto ai 651 euro degli uomini. In tutte le altre tipologie di trattamento, invece, le pensioni delle donne restano sistematicamente più basse.
Il divario per tipologia di pensione
Scendendo nel dettaglio delle diverse categorie:
- Pensioni di vecchiaia: 1.006 euro per le donne contro 1.491 euro per gli uomini, con uno scarto del 32,53%, il più ampio tra tutte le tipologie.
- Pensioni anticipate: il divario si riduce al 17,96% (1.814 euro per le donne, 2.211 euro per gli uomini), perché in questo caso anche le carriere femminili risultano necessariamente più lunghe.
- Pensioni di invalidità: 686 euro medi per le donne contro 913 euro per gli uomini, un divario del 24,86%.
Una questione di giustizia sociale
I numeri dell’Osservatorio Inps confermano una realtà che lo SPI CGIL denuncia da tempo: il divario pensionistico di genere è la conseguenza diretta delle disuguaglianze accumulate durante tutta la vita lavorativa, tra carriere discontinue, part-time involontario, retribuzioni più basse e il peso del lavoro di cura che ricade ancora in gran parte sulle donne.
Ridurre questo divario significa intervenire a monte, sul mercato del lavoro e sulle politiche di conciliazione tra vita e lavoro, e non soltanto sul sistema previdenziale. Per questo lo SPI CGIL Brianza continua a impegnarsi, per rivendicare politiche che garantiscano più equità tra donne e uomini, sia nel lavoro che nella pensione.
Fonte: Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento, dati primo semestre 2026.




